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Il Grigione Italiano, 14 febbraio 2013; Il Bernina, 9 febbraio 2013; www.altarezia.info, 06 febbraio 2013

Un affresco che restituisce intatto tutto il senso di un’epoca (e non solo)

Marco Sampietro

Questo nuovo romanzo ‘storico’ di Massimo Lardi, come i precedenti, spalanca una finestra su altri due fenomeni ‘diffusi’ che hanno segnato la storia della gente della Valposchiavo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento: il flusso migratorio da una parte, quello turistico dall’altra.

L’emigrazione poschiavina, di cui Lardi si è già in parte occupato in quel ‘libello della memoria’ che è Quelli giù al lago, aveva come destinazione soprattutto Roma, dove gli emigranti facevano i misuratori di granaglie, i facchini, i venditori al minuto, i garzoni di bottega, o continuavano le attività artigianali e commerciali di cui erano vissuti in valle: carrettieri, muratori, distillatori, panettieri. E panettieri, o meglio, panificatori sono per l’appunto i protagonisti di questo romanzo, in primis il garzone Cristiano Marchesi e il suo datore di lavoro, Augusto, che lavorano sodo e onestamente lasciando dietro di sé degli exempla da imitare ancora al giorno d’oggi.

L’altro fenomeno, che fa da sfondo al romanzo, è la nascita del turismo strettamente legato allo sfruttamento delle potenzialità turistiche e idroelettriche della valle, e rappresentato per lo più da quelle famiglie emigrate stabilmente in città che ritornavano a trascorrere le vacanze nel paese di origine (è il caso della famiglia di Margherita, la ragazza di Cristiano), e dai frequentatori dei bagni la cui presenza, sempre più massiccia, favorì la costruzione di strutture ricettive, rappresentate da alberghi più o meno confortevoli, in grado di accoglierli, e nello stesso tempo la perdita di quei valori e di quei comportamenti che costituivano il fondamento della cultura e della civiltà valligiane.

Emigrazione e turismo sono, dunque, il cardine attorno al quale ruota l’intera trama di questo avvincente romanzo ‘storico’ con il suo bagaglio di valori ora tenacemente difesi e gelosamente custoditi (come l’attaccamento affettivo alle proprie origini e al gruppo sociale di provenienza, l’accoglienza, il sostegno, l’onestà, la libertà, la giustizia, l’etica e la morale) ora irrimediabilmente perduti (come le illecite speculazioni, i gravi abusi edilizi, lo squallore delle rive, la svendita dei beni di famiglia, lo sradicamento).

In questi due mondi antitetici e non facilmente conciliabili si intreccia la struggente storia d’amore tra Margherita e Cristiano che fa di Lardi un grande ‘poeta d’amore’: il tema dell’amore raggiunge infatti qui realizzazioni altissime offrendo modelli insuperabili di poesia soggettiva e sentimentale. Le lettere che si scambiano i due innamorati sono un documento eloquente di quel ‘guazzabuglio del cuore umano’ di manzoniana memoria: aprono uno spiraglio sulla vita quotidiana, sui piccoli e grandi problemi che affliggono due giovani pronti ad aprirsi alla vita, con le loro speranze, le loro preoccupazioni, le loro debolezze, i loro ideali e le loro emozioni.

A dominare le vicende umane sembra quella Fortuna che il Machiavelli paragonava ad un fiume in piena: se è vero che la sua forza devastatrice non si può arginare, è altrettanto vero però che prima della piena l’uomo può costruire argini e predisporre altri ripari in modo da neutralizzare la violenza dell’acqua. In questi termini va interpretata, io credo, l’espressione che ricorre più volte nel romanzo: “La Fortuna viene sovente dipinta con un sol ciuffetto di capelli; felice chi l’afferra al momento opportuno!”. Ma nella sfaccettata rappresentazione del mondo fornita da Acque Albule affiora, di continuo, anche una critica sociale di fronte alla presenza del male nel mondo che è parte inscindibile della vita umana. Solo la ricerca di una ‘vita migliore” è per Lardi un obiettivo fondamentale, che si traduce in una perpetua ricerca di giustizia, sia pure nel contesto pessimistico di fondo.

In conclusione, questo romanzo, che dimostra le brillanti capacità narrative di Lardi che dà prova di saper passare dall’enfasi all’ironia più garbata e raffinata, dal sarcasmo all’invettiva, ci permette di ripercorrere “dall’interno” le più importanti vicende storiche di quel periodo turbinoso.

Marco Sampietro - Lecco, 1976. Laureato in Lettere con indirizzo classico all’Università Cattolica di Milano, è insegnante di Lettere nella scuola superiore. Da un decennio si interessa di storia ed arte del territorio valsassinese, nonché di credenze popolari e ritualità folklorica, tenendo conferenze, visite guidate e curando mostre storico-etnografiche per enti pubblici ed associazioni. Collabora con articoli di argomento storico con i periodici “Aevum” dell’Università Cattolica, “Archivi di Lecco e della Provincia”, “L’Angelo della famiglia: il bollettino parrocchiale di Introbio”, “Il Corno” di Premana, “Il Grinzone” di Pasturo, “Il Pioverna”, “Le Vie del Bene” di Morbegno e la neonata rivista di studi storici dell’Alto Lario “Altolariana”. E’ autore o co-autore di Fratel Felice Tantardini, Quarant’anni in Birmania. Diario di vita missionaria (2005), di Introbio: una comunità parrocchiale nei secoli (Parrocchia di Introbio, 2006 – con E. Magni e F. Oriani), Guida illustrata della Valsassina di Fermo Magni (Amici della Torre, Primaluna, 2008 – curatela con F. Oriani), Gli Statuti della Valsassina: Le norme della Comunità del 1388 (Archivio storico Pietro Pensa, Esino Lario, 2008 – con M. Casanova, G. Medolago e F. Oriani). Si occupa anche di didattica del latino e nel settore dell’editoria scolastica, per l’editore Carlo Signorelli ha curato tre volumi della collana “Mondo di Roma” (Igino, Fedro e Cicerone) e per l’editore Bompiani ha elaborato, assieme a Marco Moscio, diversi versionari di latino per il biennio della scuola superiore nonché ha collaborato alla stesura dei corsi di Lingua latina curati da Nicola Flocchini, Piera Guidotti Bacci e Marco Moscio.

E’ attualmente presidente del sodalizio culturale “Amici della Torre” di Primaluna che gestisce la locale raccolta museale e promuove attività di divulgazione volte a far conoscere e quindi valorizzare il patrimonio storico, artistico, naturalistico ed etnografico della Valsassina.

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