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La Regione Ticino, Cultura e spettacoli, 21 settembre 2002

Carlo, il poschiavino che si dà all'export

Presentazione oggi a Brusio del romanzo di Massimo Lardi "Dal Bernina al Naviglio" nell'ambito delle Giornate Grigionitaliane

Livio Zanolari

“Dal Bernina al Naviglio” è il romanzo di Massimo Lardi (edito da Dadò) che verrà presentato oggi, sabato 21 settembre alle 15.30 a Brusio nelle palestre delle scuole comunali nell'ambito delle Giornate Grigionitaliane. L’esposizione critica del romanzo è affidata a Giancarlo Sala, professore alla Scuola cantonale di Coira. Interverranno inoltre, oltre all'autore, Alexis Lautenberg, ambasciatore di Svizzera a Roma; Franco Monteforte, scrittore e giornalista, responsabile della pagina culturale della “Provincia di Sondrio”; Renato Martinoni, professore all'Università di San Gallo e Venezia e presidente della Collana della Pro Grigioni Italiano. Modererà l'incontro Livio Zanolari. Il testo permetterà a molte persone della Valle di Poschiavo e della Valtellina di identificarsi in una particolare realtà sociale ed economica, non molto lontana nel tempo, ma decisamente diversa da quella che viviamo al giorno d'oggi.

Alla ricerca di altri orizzonti

I due toponimi, Bernina e Naviglio, accostano due punti geografici ben precisi e nello stesso tempo antitetici: un luogo della natura, selvaggio, primitivo, alpino, in cui dominano la linea ascensionale della roccia e il rigore delle nevi eterne; e un luogo della cultura, creato interamente dall'uomo, in cui dominano l'armonia dell'ambiente urbanistico e, per così dire, la linea orizzontale dell'acqua. Entro questo spazio geografico fatto di limiti ed i confini, di monti e valli, laghi e pianure, si svolge la vicenda del romanzo. Al Bernina sono legate la Val Poschiavo e la Valtellina, il punto di partenza e di ritorno di ogni azione; al Naviglio sono legate le città della pianura, i luoghi dei rischi più gravi e delle esperienze più difficili.

Il romanzo narra le vicende di un giovane poschiavino di nome Carlo che, tutto preso dai problemi finanziari della propria famiglia, lascia gli studi e cerca di risolverli con l'export due, un'attività legalizzata dalla Svizzera ma considerata contrabbando dall'Italia. Non fa lo spallone, cioè non porta a spalla il carico sui sentieri della montagna come fanno tanti valtellinesi, ma fa l'export due passando per la dogana con automezzi all'inizio in pessimo stato, poi sempre più efficienti, dotati di nascondigli sempre più ingegnosi, per arrivare a consegnare la merce prima in Valtellina, poi a Milano e a Brescia. Fra mille difficoltà, rischi, prove di coraggio e di astuzia, amicizie, solidarietà in famiglia e solidarietà transfrontaliera, il protagonista riesce in parte a risolvere i problemi economici. Ma più si avvicina alla soluzione dei medesimi più rischia di essere travolto dal vortice dell'avidità di guadagno. È a quel punto che il giovane viene raggiunto dal braccio della legge. È costretto a fermarsi e a riflettere. E trova la forza di troncare con l'attività illegale e di tornare agli studi.

Il confine che unisce

È per bisogno che Carlo si dà a una tale attività, ma non ci soffre. Al contrario, ci trova presto un gran gusto. Ci trova gusto a scoprire la realtà della Valtellina, per contiguità e tradizione così vicina a quella di Poschiavo, ma nel recente passato così lontana per aver fatto l'esperienza traumatizzante del fascismo, della seconda guerra mondiale e della resistenza. Esperienze di cui il protagonista serba un suo personale ricordo. Gode della solidarietà dei valtellinesi, si diverte a imparare i segreti del contrabbando, a sfidare gli uomini della legge, considerandoli tuttavia non nemici ma semplicemente gente che si guadagna il pane in un altro modo. Si diverte a conoscere i pettegolezzi di quel mondo di confine, assiste con viva simpatia agli innamoramenti di compagni, guardie, contrabbandieri, fratelli, che gli fanno sognare il suo grande amore, prefigurato nelle fantasie dell'infanzia e dell'adolescenza. Gode a scoprire le delizie delle balere e delle osterie. Non si lascia mai abbattere. Nei momenti più difficili riaffiorano nella sua mente il pensiero del padre morto, della famiglia, i ricordi dell'infanzia sui monti. Proprio questa realtà montanara è un argomento dominante del romanzo. Eugenio Corti (l'autore del bestseller "Il cavallo rosso") nella prefazione che ha curato per il libro dice fra l'altro: «Quest'opera finisce dunque col costituire, ai nostri occhi, un inatteso apporto dell’"alpinità" alla letteratura».

La commossa eco dell'avventura

I luoghi, gli aneddoti, i fatti rispecchiano la realtà di quei tempi. Essi sono selezionati, modificati e attribuiti a personaggi di fantasia secondo una logica interna al racconto. I personaggi risultano straordinariamente vivi e veri. Eugenio Corti, sempre nella citata prefazione osserva: «Lasciamo al lettore il gusto di seguire – non senza una certa apprensione, tanto il racconto avvince – i viaggi di questi contrabbandieri avanti e indietro fino a Milano e a Brescia, ai quali collaborano, col compito di vedette inviate in avanscoperta le ragazze delle loro famiglie, Lisetta e altre. A parer nostro queste figure minori sono le più belle dell'intero libro. Bello e molto umano anche il ricordo della nonna (...). Comunque al protagonista Carlo ci si affeziona più di tutti. È contrabbandiere, ma moralmente pulito, e vive la sua esperienza romanzesca – la traduzione narrativa del bisogno giovanile di avventura – come un difficile periodo di formazione e di maturazione, che si conclude con la decisione di cambiar vita. Si tratta di una decisione sofferta, che ispira pagine su cui non ci soffermiamo, lasciando per intero il piacere della scoperta al lettore».

I personaggi sono vivi e i luoghi veri fanno dire a Grytzko Mascioni: «(...) ciò che più conta è la rievocazione di un mondo scomparso fuori dai nostri ricordi, di una realtà umana, individuale e comunitaria, che oggi si è dissolta in diversi modi di sentire e vivere, ma che resta un retroterra imprescindibile: senza nessuna concessione al patetismo (l'autore) lo ha riportato alla luce. Ha scritto una pagina di storia poschiavina, e di confine, che non credo abbia paralleli. E già questo aspetto documentario è essenziale. Ma la vicenda del suo personaggio è ben altro: un po' rustico romanzo di formazione, illustra meglio di qualsiasi saggio una visione non solo valligiana, ma specificamente svizzero-italiana, grigione-italiana, della vita e del mondo (...)».

Centrata, a nostro avviso, l'osservazione che si tratta di un rustico romanzo di formazione. Rustico, in quanto ambientato nel nostro mondo rurale alpino al momento dell'arrivo della motorizzazione e della rivoluzione industriale, e anche in quanto nelle locuzioni tende a mimare la parlata dai valligiani e dei contrabbandieri. A detta di Mascioni «una lingua che sa molto di parlato, di genuinità e di freschezza, e aderente alla psicologia del personaggio. Non stonano nemmeno certi bellissimi squarci descrittivi della natura, tocchi lirici sempre efficaci e commossi (...)». Romanzo di formazione in quanto attraverso il pulviscolo di una cronaca quasi convenzionale giunge a configurare un significato perenne, cioè la maturazione e il riscatto di un giovane dopo aver corso tanti pericoli.

Fra tentazione e morale

La novità si trova negli argomenti che si prestano a una molteplice lettura e interpretazione. La difficile situazione della famiglia può essere letta come le qualità e le opportunità che favoriscono ogni individuo ma anche gli handicap e le difficoltà che lo penalizzano. L'attività illegale rappresenta il bisogno di avventura dei giovani, la scoperta del mondo, e anche l'iniziativa, la volontà a non volersi piegare, a volercela fare a ogni costo. Tuttavia essa rappresenta pure l'inevitabile tentazione a seguire la legge universale del minimo sforzo nella lotta per la vita, una tentazione che può essere fatale, specialmente se è favorita dalla mancanza di orientamenti precisi. Il fatto che due paesi vicini e amici hanno disposizioni legali diverse le urne dalle altre non potrebbe illustrare meglio tale situazione. A questo punto ecco la necessità di valori assoluti, non legati né a persone né a Stati: i valori della sana morale cristiana e popolare, rappresentati dalla famiglia, dal prete, sostenuti da una proiezione verso il futuro, verso ideali che non sono solo materiali. Sostenuti anche dalla donna, da un "eterno femminino" come promessa ancora lontana ma grande e sicura. Non mancano accenni a fatti rustici rudi, ma predominano gli argomenti come l'aiuto alla famiglia, la cura del proprio corpo e dal proprio spirito, la resistenza alle sirene della seduzione, la rinuncia al fumo, il desiderio di leggere, la volontà di studiare, di mettere le proprie aspirazioni e le proprie esigenze in sintonia con la moralità e la legalità, fatti insomma che costituiscono altrettante tappe sulla via della maturazione. Con questa lettura i confini fra privati, Comuni e Stati diventano immagine dei limiti fra il legale e l’illegale, il lecito e l'illecito, fra la vita e la morte, la salvezza e la perdizione. Lo stesso si può dire dei due toponimi che costituiscono il titolo. Ogni partenza per il “Naviglio” significa la scoperta del mondo, il fascino della conoscenza, ma anche la sfida del pericolo, il rischio di perdersi. Ogni ritorno al Bernina è anche il viaggio verso la certezza delle proprie radici, che costituiscono l'ancora di salvezza. Il finale ritorno in valle, non per rimanere aggrappato al monte bensì per lanciarsi in nuove avventure con la ricchezza delle esperienze fatte, è una bella immagine dell'equilibrio raggiunto.

Resta dunque un romanzo incentrato su un'attività tra il legale e l'illegale, in cui non mancano purtroppo eccessi, che però non vengono in nessun caso giustificati o tollerati. La funzione fondamentale del libro è comunque l'intrattenimento, che si svolge sul filo della trasgressività. Ma questo non viene esaltata, anzi, viene denunciata come sintomo di immaturità.

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