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Azione, 13 novembre 2002

Fiumi di frontiera e storie di contrabbando

Stefano Vassere

BIBLIOGRAFIA
Tra confini a frontiere, territori, Stati, lingue, confessioni. Il caso del Grigioni italiano dal XII al XX secolo, a cura di SACHA ZALA e ANDREA TOGNINA, Pro Grigioni Italiano e Edizioni Casagrande (in corso di stampa)

MASSIMO LARDI, Dal Bernina al Naviglio, Locarno, Pro Grigioni Italiano e Armando Dadò editore, 2002

[...]

Quello uscito invece è un romanzo, è stato scritto da Massimo Lardi e si intitola Dal Bernina al Naviglio. Vi si narra la storia esemplare di un protagonista del contrabbando poschiavino. Di quello della generazione di dopo la guerra, non certo quello delle bricolle da venticinque-trenta chili dei «contrabbandieri che persero la vita assiderati, travolti da valanghe o caduti in burroni». I protagonisti di questa storia stanno «su un furgoncino Ford rosso, sgangherato, lanciato sulla strada che costeggia il lago, in tre, con la faccia tesa e i polsi martellanti: Carlo, Giovanni e Vittore. Hanno la ruota di scorta e gli abiti imbottiti di "Parisiennes" senza filtro»». Sarà Carlo, l’annebbiato collaboratore delle notti tiranesi che, tra fumi e gridolini, troverà la strada di casa solo all’alba.

«Ah svizzeraccio!”

Ma altro e ben presente protagonista della vicenda è il fenomeno stesso. Il contrabbando dei doppi fondi delle macchine truccate; delle staffette e dei segni convenzionali. Se incontrate la Lisetta sulla strada per Ardenno vuol dire che si mette male, ma non fermatevi subito, fate finta di niente e ritornate indietro. Non fate l'Aprica se qualcosa non va per il verso giusto. A Lecco, tutto ok se il Leone, dalla strada, vi urla: «ah mattone, ah svizzeraccio».

Capito il meccanismo il lettore ha l'occasione per gustare tutta una serie di informazioni di dettaglio; ma sono dettagli melanconici struggenti, che per chi conosce i posti e le cose si rivelano una specie di madeleine piena di ricordi e affetti. Rassegna di questo tipo è per esempio quella delle marche di sigarette: sui pacchetti brillano nomi ormai un po' dimenticati, come «Turmac bianche», «Memphis con filtro», «Blue Ribbon», «Gold Dollar», cui aggiungeremo forse le «Stella Filtra», dalla cui copertina brilla la signorina con i capelli neri e gli occhi furbetti, in primo piano la bella manina che sostiene, tra indice e medio, il famigerato cilindretto fumante. Nel senso contrario di esportazione, le suole di gomma che arrivavano dall'Italia alla Svizzera si chiamano «Cervinia-Paraflex», «Flexo», «Mas», «Aquila», «Montana».

Ma le rassegne sulla natura della merce non finiscono qui e i personaggi del romanzo si raccontano di «infinite galline contrabbandate sempre con la stessa bolletta», di «maialini addormentati con la grappa per farli tacere», «scannati nel sonno propiziato dall'alcol, odore di grappa e di sangue a centinaia di metri». Contrabbandieri e finanzieri, riuniti nel cinema tiranese a guardare spot pubblicitari prima di «Riso amaro», sono inchiodati e impassibili sulle sedie quando, all'annuncio dallo spot della Lavazza, qualcuno là davanti filtra, tra fumo e bestemmie, «Cafè da Cunculugn!» Caffè di Campocologno!

E ritrova, il nostalgico poschiavino, i nomi dei locali dell'epoca nel borgo: «Bierhalle», «Bernina», «Diana», «Centrale», «Albrici», «Annettina», «Tre Leghe», «San Giovanni», «Motrice», «Chalet della Stazione», «Cinema Rio» e «Da Noemi».

L'appunto all’autore riguarda un toponimo. Il ragazzino, lì in vacanza, ricorda l'antico nome di Miralago, frazione dalla denominazione sospettamente turistica, e l'avrebbe letto preferibilmente con la sua etichetta originale di Meschino, toponimo tutt'altro che meschino.

Il contrabbandiere canguro

Mi vengono in mente altre parole alla fine di tutto, quando il protagonista Carlo l'ha scampata, con le sue prigioni, prima a Como e poi a Lecco, e poi con il ritorno in una macchina che insieme ai proprietari porta, nel baule un vitellino. Vengono in mente le belle parole di Grytzko Mascioni e di una sua antica poesia: «non lo mettete al muro, il contrabbandiere canguro, che in Valtellina vola oltre la rete di ferro del confine: ogni donna che ha i pugni nella terra potrebbe essergli madre, e le patate gonfiano più dure che le pietre, nei campi. Erano loro, i miei compagni: in grazia di un debole ricordo, gli anni chiari del vino e delle corse in bicicletta sull'asfalto dei poveri paesi, pochi giorni da vivere, indifesi, non lo mettete al muro il contrabbandiere canguro».

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